Davide Matera, Nel Bosco. In ricordo di Katharina Prantl.

I miei passi sulla neve sono parte permeabile di questa natura. Un vento gelido soffia sul mio volto nudo, lontano l’ombra di un cervo tra le conifere. Questa è la sua casa. Affondo gli stivali su questa neve soffice, è da tanto che ho preso a camminare.

Lontano le luci di un paese, una pista di decollo, qualche vecchio trattore e campi sterminati lasciati a maggese. L’operato dell’uomo. Pennacchi dai camini e gesti d’intimità dentro le case: sarà l’ora di cena, voci di bambini, vita.

Il confine è lontano, aerei tuonano sopra la mia testa, ma qui non mi fanno più paura; cammino nel bosco, tra i rami più bassi degli alberi. Come immerso.

La vecchia contadina mi ha accolto con modi antichi e gentili. Ha capito che cammino da tanto tempo, non ne ho più memoria le ho detto, e che ho freddo e fame, solo questo.

Ha acceso il fuoco per permettermi di riscaldarmi, asciugare i vestiti umidi e freddi. Ha un forte accento tirolese, forte e dolce, come la gente di montagna. Mi ha offerto un piccante e speziato Gulasch, del burro e del pane nero fatto in casa, cetriolini e birra.

  • “ Siamo tutti cittadini del mondo, ospiti di passaggio” mi dice Katharina . Durante la guerra mi capitava di ospitare militari di ritorno dal fronte, poco più che ragazzini! ”

Le gote le si imporporano per il riaccendersi dei ricordi. E della rabbia.

  • “I potenti non si fanno scrupoli, stanno col culo al caldo quelli lì, con i loro pargoli e le loro mogli e mandano i figli della povera gente a massacrarsi l’uno contro l’altro, che Dio proprio non vuole. Nel ’38 sembravano tutti in preda alla follia, ubriachi! Bandiere, fiori e canti al passaggio di quello che sembrava un Salvatore venuto dalla Germania. Ma io lo avevo capito che sarebbe finita male, e sì che lo andavo dicendo, mi facevano mica paura a me quelli lì, lo dicevo che quelli erano canti di sciagura, fiori anticipati ai morti. Ma loro niente. Le divise, le armi, le donne in visibilio per le uniformi, gli uomini in preda a chissà quale furore malvagio”

La ascolto come ipnotizzato, la cantilena della sua voce scalda il cuore. Sono tempi strani anche questi le dico, non trovi?

  • “Ogni epoca ha il suo demonio. È una continua lotta intervallata da brevi periodi di pace. Gente che non capisce il valore della vita. Li vede quelli lì?”

Mi indica i suoi gatti.

  • “Non si uccidono mica tra di loro? S’azzuffano che sembra debba cascare il cielo, e quando lo fanno per un attimo non li distingui più, alzano nuvole di pelo come la neve, ma poi tornano a scaldarsi corpo a corpo, come fratelli. Come niente fosse accaduto, sono mica come noi”

C’è un fumo rarefatto nella stanza, sembra danzare sospeso alla luce della legna che brucia. Un brusio appena percettibile: la voce fuori della natura, e il vento del Nord.

La nostra coscienza si dice percepisca solo ciò che i nostri sensi percepiscono, che l’Oltre e il trascendente in vita ci è precluso, inaccessibile a ciò che siamo da due milioni di anni, quando una scintilla accese quel percorso di ominazione che ci ha condotti a dominare indiscriminatamente sulle altre creature e su questo fragile pianeta.

Ma cos’è quell’Oltre, la trascendenza di cui ci raccontano le religioni e la filosofia? E perché un Oltre farebbe la differenza per la nostra comprensione della vita? Basterebbe saper ascoltare, guardare per accorgersi che ogni cosa è animata da forme viventi, che non siamo soli, che non serve nessun Oltre se solo prestiamo attenzione all’incredibile varietà di creature che giorno dopo giorno lottano per la sopravvivenza, che soffrono, gioiscono insieme a noi. Perché ostinarsi a cercare il senso del nostro vivere fuori dalla vista, dall’olfatto, dai sensi?

  • “Il Gulasch e la birra fanno questo effetto, ti spediscono tra le coperte in braccio agli angeli. Ti ho preparato il letto, perché non mi sembra il caso di continuare a fare strada per questa notte, una bella dormita e domani sarai un uomo nuovo”

La ringrazio con un cenno del capo. Sono stanco, non ho più forze e il tepore di questo ambiente mi spinge solo a chiudere gli occhi e questa pesante giornata.

L’indomani ci salutiamo. Alla luce del sole noto che ha dei bellissimi occhi azzurri e una di quelle pettinature a trecce come scolpite da millenni di tradizione.

  • “Grazie Katharina , non so come avrei fatto se non mi fossi imbattuto nella tua casa ieri notte. Mi sento meglio. Posso riprendere strada, forse mi stanno ancora aspettando, è da tanto che non li vedo.
  • “Non ringraziarmi figliolo, torna dai tuoi, abbraccia forte tua moglie e i tuoi bambini e se puoi ricordami ogni tanto nelle tue preghiere.

Non ho il coraggio di dirle che sono ateo, e che non ho mai pregato. Ma credo farò un’eccezione. Il senso ultimo della preghiera, in fondo, è nella preghiera stessa, in quel potere terapeutico di Mantra che abbiamo quasi dimenticato.

  • “Lo farò Katharina , stanne certa. Pregherò per te. Ma permettimi un’ultima domanda, perché gli uomini si fanno la guerra?”
  • “Perché si credono immortali figliolo. Immortali e padroni della terra. Mentre per la storia siamo solo carne da macello. Che Dio li perdoni”
  • “Grüß dich!”

Österreich,  4 März 2022.

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