Davide Matera, Ad un amico che tenta il suicidio; il sole come metafora. (…)

La scrittura come veleno. Ogni traccia, ogni testo, in fondo è sempre un testamento. Nei secoli, per contrade poco rassicuranti, ogni crocevia una sospensione di giudizio, un’esitare doloroso, tempo rubato all’esistenza.

Poco fa dicevi che il mondo reclama vita, ricordi? E adesso muori per un amore.

Ho parlato a un amico che tenta da anni il suicidio, inutilmente sopravvive a se stesso, alla sua vitale noia, quella stessa noia che lo tiene cocciutamente attaccato alla vita.

Ho acceso per lui dei ceri alla madonna, e la madonna mi ha risposto piangendo, mentre lontano diafani angeli intonavano inni luterani.

Questa vita ci vuole vivi, svegli, attenti ma non sempre ci trova pronti.

Stanotte la pioggia batte sui vetri della mia finestra, incessantemente, con inaudita cattiveria; ma non sono io il poeta, ho detto questo alla madonna; non sono io il poeta. Da sempre l’arte ripete senza sapere, ripete, ignara; questo diceva Platone ai suoi allievi.

Un morto può morire in pace? Questa società ci permette, da morti, almeno da morti di riposare in pace? Una fossa comune, ecco cosa ci aspetta e sopra un’ombra di uccelli becchini a privarci del chiarore del sole; loro, gli insaziabili.

Ma cos’è il Sole se non metafora della Vita, primigenia metafora?

Privati di quella luce ogni cosa è putrefazione, della morale, dei sentimenti di pietà, di ogni amore possibile, di ogni compassione. Natura snaturata, natura violentata, natura sputtanata da loschi figuri, portatori di morte, ciarlatani della più bassa e volgare specie. Vorrei che Dio esistesse per vederli sprofondare nel vomito che producono copiosamente ogni giorno con tale spregiudicato e progressista orgoglio, l’orgoglio che solo gli idioti conoscono, perché questo sono, negazione d’ogni possibile umanità, errore, erranza, male e castrazione d’ogni impulso vitale, “invaginazione chiasmatica dei bordi”, supplemento spurio di imene che tesse trame, disfacendo ogni possibile verità.

Un bambino che nasce è la vita che nasce, che si perpetua, testimonianza di un amore che il mondo non merita, amore, sempre, di una Madre e di un Padre. Amore che non ci meritiamo, amore che abbiamo offeso, che abbiamo ucciso o che abbiamo preso ad umiliare. L’amore di un’umanità che sembra vivere i suoi ultimi sclerotici rantoli, l’amore immeritato di un parto che genera senza fine, madre dolcissima e compassionevole di un passato che non è mai stato presente e che non lo sarà mai, iperbole atemporale, mare di  puro corallo, pianto ininterrotto di madre che ama i suoi figli con struggente abnegazione, invio di invii senza destinazione nell’oscuro affaccendarsi dell’universo.

 

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