Davide Matera, All’“inesistente”

No. Non ho potuto.

Non avrei mai violato il tuo

Candore straniante

La tua impercettibile vena

Ribelle

Per anni ho cercato un perché

a tutto

E quel tutto si rivelava

Furore e caotici ricordi

 

Non ho voluto farlo

Non avrei mai

Profanato il mistero della tua vita

Il perpetuarsi stanco e lento

Dei tuoi pomeriggi alcolici

Delle tue manie primitive

Delle tue torbide parole.

 

Non avrei mai

Detto: “ecco sono l’uomo che cercavi

Fa di me uno zerbino su cui

Vomitare le tue sentenze

Sono il tappeto dalle ricche sembianze

Il rigolo di stoltezza su cui

Lasciare scorrere i tuoi errori

 

Non ho potuto e non ho voluto

Soprattutto perché niente

Mi legava più a te

Niente mi avrebbe più

Ricordato le tue

Umide labbra

 

Niente mi avrebbe più condotto

A quel falso nome

Che pronunci come

Sibilo di serpe

Unica presenza di vita

Nella tua perfetta

Ed esemplare inesistenza.

 

MNR – 2010

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