Racconti e Scritti

Davide Matera, Ho rubato il tuo primo urlo ribelle.

Ho rubato il tuo primo urlo ribelle

Alle pareti spesse  di cemento

che ti separavano da me

Ho sentito, in tutta la sua primigenia forza

La natura che si rinnova, che afferma sempre e

Prepotentemente la bellezza

Tu che hai scelto il pallore accecante

e misterioso della luna nuova a simboleggiare

il tuo arrivo

La saggezza astrale dei contadini,

l’antica complicità tra l’uomo e la natura.

Ho sentito il secondo esatto della tua venuta al mondo

Ho sentito tra mille suoni

L’affermarsi impetuoso del tuo nascere

La dolcezza di quel primo pianto

Che ogni donna o uomo conosce al suo apparire

Sulla terra

Il primo palpito della tua bocca colore di fragola.

 

Che l’universo, o Dio, o i nonni che ti guardano

Dall’alto ti benedicano amore mio,

mia minuscola e amata nipote

Ti scrivo oggi sapendo che, forse, leggerai un domani

Queste mie righe.

Benvenuta piccolina, benvenuta sulla terra,

Benvenuta amore mio.

Lo zio Davide, MNR  26 novembre 2019

calendario-lunare

 

 

 

Racconti e Scritti

Davide Matera, Sulla sacralità degli “Animali” e la bestialità degli uomini.

Studio, ho messo su della buona musica che mi aiuta a concentrarmi e riflettere.

La “mia” gatta è nella stanza, godiamo dello stesso tepore, fuori piove e fa freddo, qui si sta bene. Tornando a casa ho visto un cane randagio sotto la pioggia, e mi si è stretto il cuore, nessun essere vivente dovrebbe patire la fame e il freddo.

Nella mia stanza, io e la gatta stiamo bene, c’è un bel tepore e si sente il suono dolce della pioggia autunnale. Leggo – della filosofia occidentale, del suo porre la differenza tra uomo e animale come verità inconfutabile, la conseguente prevaricazione (violenta e spietata) dell’uomo sull’animale, l’animale “povero di mondo” (Weltarm), del Dasein “formatore del mondo” (weltbildend); “can they suffer? si chiedeva Jeremy Bentham già nel 1789 ponendo una questione etica agli inizi di un’inedita sensibilità verso le altre creature, verso gli animali – leggo dicevo, e sento che Lei, la gatta, esige la mia attenzione, sento le sue zampine sulla mia schiena, mi sollecita; mi sta chiamando, mi parla, a suo modo, con l’unico modo che la natura le ha donato, un modo perfettamente efficace e che non ha nulla da invidiare al Logos dell’animale verticale, strumento tanto spesso insensatamente violento.

L’attenzione, la cura che rivolgiamo ai nostri simili, a ogni essere vivente, ogni essere vivente, rivela l’essenza e il significato più profondo della nostra esistenza, rivela chi siamo veramente. Niente giustifica la nostra assenza al richiamo esplicito o discreto degli “altri”, uomini o “animali”; niente è più importante dell’essere presenti alla vita, nostra o degli altri; niente giustifica un rimandare a un domani che potrebbe non avverarsi mai.

Gli altri siamo noi, viandanti occasionali di questo occasionale pianeta, con un tempo risicato e labile che abbiamo scelto arbitrariamente di chiamare Vita.

Per il tempo che ci è concesso. 

P.S.

Lei ha capito. Mi ha lasciato scrivere, si è accucciata, sa che scrivo anche di lei. Dopo aver giocato teneramente con me, dopo esserci detti con il linguaggio dei viventi che ci vogliamo tutto il bene del mondo mi ha lasciato fare.

rtr4pa23_1570758
Poesie

Davide Matera: Sono solo in questo autunno

Sono solo in questo autunno
Solo io e queste foglie
È una pioggia
fitta e calda
non voglio uscirne
Solo io e la mia unica vita
e la distanza
che da ogni latitudine
mi distanzia da ogni cosa
La mia unica volontà
è il non agire
il non avere nome

Come unicomodo
tra me e il mondo
questo vuoto
che evidenzia ogni cosa
io non conosca
sulla unica via
che percorro
da decenni

Io non esisto
Non voglio esistere
Non voglio semplicemente
neanche rifiutare
Non alibi
Non respiro
Non altro
che lungo
e incessante silenzio
La mia assenza
riempie tutto
E sto bene
Solo così
Mio unico pensiero.

2002

WP_20150202_16_32_29_Pro

 

 

Racconti e Scritti

Davide Matera, Variazioni Goldberg, “La filosofia elude le domande fondamentali” (frammento)

Bach mi ripulisce sempre, mi resetta. Non sempre è stato così. Dopo l’abbuffata degli anni giovanili non ho più potuto ascoltarlo; per molti anni. Non riuscivo più a sopportare il carico di umanità unita a quel dolore camuffato che solo un credente, luterano e di quel tempo, poteva portare dentro di sé. Bach questo dolore lo camuffa mirabilmente, ma amare Bach significa intravederne l’angoscia che si nasconde dietro ogni nota. Questo è l’uomo, una scheggia di luce proiettata verso l’oscurità. La storia dell’umanità è la storia di un inarrestabile macello, siamo carne da macello, questo siamo; miliardi di volti, nomi, storie, amori, sofferenze, gioie, tenerezze, crudeltà.

Una storia dell’umanità è una storia sempre in perdita. Il senso, quello rimane il mistero. Mi scrissi a Filosofia nella speranza di ottenere qualche risposta. Ma a conclusione degli studi la risposta non è mai arrivata. I filosofi eludono miseramente il problema fondamentale della vita, il senso del nostro venire al mondo, del nostro morire. Da ateo trovo più interessante quello che propone la religione; la resurrezione, la reincarnazione, il ritorno alla luce; sono risposte consolatorie, ma in questa merda di situazione è meglio che niente. La filosofia non consola, con buona pace di Boezio, la filosofia non consola. La filosofia elude le domande fondamentali.

 

IMG00035-20130209-1249

 

 

Racconti e Scritti

Davide Matera, Sotto lo sguardo benevolo della luna 

Quando ero giovane facevo voli pindarici, così diceva sempre mio padre, e il tempo era quello, invincibile Nike o dio dell’olimpo, Kafka in attesa dell’amata Felice tra le viuzze di Malà Strana, sgattaiolando nottetempo tra neve e tepore d’alcolici. Così ero in quel tempo, un tempo lontano che sembra mai essere esistito, agghindato di giovinezza, poeta della notte, l’amore nelle tasche. Erano voli pindarici quelli dell’alba della vita. Si esitava, quasi la luce non dovesse arrivare mai, signore incontrastato del crepuscolo, ignaro e strafottente viaggiatore del mondo.

Quando ero giovane facevo voli pindarici, come mai m’attendesse l’arrivo, inarrestabile Putsch a nocumento della vita. Quella stessa vita che intanto scorreva, ignari compagni di viaggio io e lei, teneri e silenziosi amanti. E poi la neve, sulla mia testa nuda e impertinente, l’odore dell’umanità chiassosa, lo sguardo stupito del viandante in una terra straniera e fin da subito adorata.

Di volo in caduta mi sono perso nell’astuzia bugiarda del tempo, nella smania di una giovinezza che dura lo sciogliersi di neve al suolo. In quest’inganno, con me perso nel vuoto del presente, volo senza più ali, in questo arrancare buffo e penoso, testimone unico della mia vita, delle mie umane illusioni, compagne spurie della mia spuria esistenza.

Come onda mi rifrange il passato, e mi bagna, luce stellare, tempio inviolato del mio breve e meraviglioso passaggio sul pianeta.

Questa notte io e i miei gatti dormiremo sotto lo sguardo benevolo della luna.

A Signora, Hei, Pizzi, ‘O professore, Giulietta, Nerino e Miele, Romeo, Nerone, Trilli, Fiocco, George, Duncan MacLeod, Pongo, Oliver, Mascherina, Biondino, Birba, Paolino, Pavarotti, Nonnino, Carletto, Virgola, Merlino, Catbull, Minou.

MNR, 3 Giugno 2019, a notte fonda

9271a83b9f35c7949d4337f8b906a495

Lucius Errante

Lucius Errante, L’Italia è un paese di merda (In ricordo di Marco Pannella)

 

Leggo di fascisti e antifascisti, di patrioti, di pubblicazioni lecite e non lecite, di desideri di roghi di libri, di censure, di impiccagioni di Rom per una casa conquistata di diritto attraverso regolari graduatorie, di sparatorie di delinquenti tra gente innocua e pacifica, di bambine in fin di vita, di ragazze sparite e tolte alla propria famiglia per volere “divino”.

E la cosa triste è che, semplicemente, tutto questo non mi stupisce più, non mi indigna più; comprendo, come anestetizzato nella coscienza, che tutto questo doveva avvenire, che era prevedibile.

 L’Italia è una Paese di merda. Questo e non altro è il motivo per cui l’unico partito realmente democratico, tollerante, inclusivo, proiettato verso il futuro, libertario ed “eretico”, in Italia, pur avendo regalato le lotte più significative, i politici più qualificati e onesti – molti di questi si sono persi perdendo coscienza e dignità, bisogna aggiungerlo -, l’attaccamento più alto alla Costituzione, non ha mai attecchito tra gli italiani.

Diciamocelo pure, senza ipocrisia: l’Italia è un paese di merda e merda siamo noi italiani. È merda la destra e la sinistra, moderata o estrema. Merda, buona neanche a concimare.

È un Paese che muore giorno dopo giorno, avvelenato dall’idiozia, dall’odio e dalla partigianeria, dal provincialismo, dalla cortigianeria, dai baronati universitari, da un’indifferenza diffusa verso la giustizia e l’uguaglianza, da famiglie e famigliole che, ad ogni livello istituzionale, sono protese, come animali famelici, unicamente verso interessi privati ed egoistici. I miserabili.

Dell’Italia c’è solo da vergognarsi, e non ci sono i buoni e i cattivi, i giusti e gli ingiusti, ci sono solamente gli italiani, borghesi piccoli piccoli per un Paese di merda, piccolo piccolo.

Aspetto, con fiducia, di essere smentito.

Lodi mattutine

In un posto qualsiasi del mondo, lontano, lontanissimo dall’Italia. 8 Maggio 2019.

Pannella-cover-1
 
 
In ricordo di Marco Pannella

Lucius Errante

Lucius Errante, #2 Progressismo e Ortodossia

Molto spesso, oggi, chi si definisce democratico e progressista è perlopiù arroccato in posizioni dogmatiche così cristallizzate da far impallidire l’ortodossia più becera, l’accettazione piena e coerente di una dottrina. Ogni messa in discussione di principi, valori e tradizioni diviene per queste persone una violazione della sacralità di quella laicità che nella società secolarizzata ha preso il posto delle religioni.
Nulla è cambiato, se non l’oggetto di venerazione e fedeltà a qualcosa che, in quanto indiscusso, non può non essere che un’omeostasi della mente, una rete di sistemi di controllo, in definitiva, ancora, un feticcio.
Quello che è venuto a mancare è il conflitto del pensiero che non si omologa, lo scandalo, l’eresia del pensare e del vivere in un mondo che sembra destinato, almeno per il momento, a sonnecchiare, a inseguire le strade comode e rassicuranti della massificazione.

IBK, Lodi mattutine, 13.04.2019

cat-in-lights

Poesie

Davide Matera, Al padre che è nei cieli

Dov’eri tu

quando portarono via

il nostro nome,

quando ogni luce che può dirsi tale

illuminò la strada

e per un attimo ci parve di morire?

Dov’eri  tu,

quando l’ultimo derviscio

intonò il canto dell’estremo addio,

danzando per tre notti

e per tre giorni

su una terra che ci apparve

in tutta la sua pochezza,

subissati dalle domande

che ci venivano poste

in una violenza del tutto nuova,

quasi stellare?

Trascinati dalle parole,

dai fatti,

dalle poche cose che ancora ci stavano a cuore —

dall’amore.

Si, dall’amore

che, malgrado tutto,

riuscivamo a tenere per noi,

segreto,

quell’ultima spiaggia

dove i nostri cuori sapevano esistere ancora:

il sole,

l’acqua salmastra del mare,

il volo stanco degli uccelli migratori.

Dov’eri tu,

quando il canto di milioni di innocenti,

in marcia verso quell’inferno

che solo gli uomini sanno concepire,

si alzava per uccidere la paura

che solo la vittima conosce?

Dov’eri

e dove sei

anche adesso che ti sto parlando,

che ti imploro,

adesso che prego a modo mio

per quella gente che continua a morire,

che continua a scontare chissà quale

terribile peccato,

uscito fuori dalle menti astute

che in Tuo nome hanno edificato una chiesa?

Il mio grido si alza

contro la Tua assenza

Come estremo atto d’amore.

MNR, 1994

Foto dell’autore

778700_10200549416643661_985217233_o

Racconti e Scritti

Davide Matera, “L’anno che verrà”

Questa notte festeggeremo, certo, ognuno a suo modo e più o meno convintamente la fine del 2018; calici in mano e nasi all’insù celebreremo tra botti, luci sfavillanti, lustrini e culottes rosse l’anno della sconfitta della povertà; l’anno del trionfo dell’onestà, della miracolosa mutazione antropologica degli italiani: non più truffaldini, evasori, appaltatori spregiudicati, politici corrotti, primitivi australopitechi tatuati da curva Nord; non più qualunquisti, analfabeti politici, analfabeti funzionali, analfabeti e basta.

Tutto alle spalle.

L’anno che verrà, quello nuovo sarà ancor di più (almeno così si vocifera) l’anno del Cambiamento, della prosperità, del trionfo della cultura, della scienza e delle arti, del prevalere del bene sul male, della giustizia sull’ingiustizia, della tanto agognata laicità dello Stato, della solidarietà sull’egoismo, della sazietà sulla fame, dell’amore sull’odio, dell’amore per tutti gli esseri viventi, per le donne, per i bambini, per i poveri del pianeta, per i più deboli. L’orso polare non sarà più minacciato dalla fusione dei ghiacci, un brutto ricordo la moria delle api, il disboscamento dell’Amazzonia, il maltrattamento degli animali, l’inquinamento planetario, le guerre programmate per destabilizzare continenti.

Il nuovo anno manifesterà bellezza, in tutte le sue innumerevoli e caleidoscopiche sfumature. “L’anno che verrà”, come disse il poeta, sarà l’anno in cui “il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice.”

 

MNR, 31 dicembre 2018

557595_396359697137059_211454645_n