Poesie

Davide Matera, Per prima cosa ho cercato la mia casa

Per prima cosa ho cercato

la mia casa

Ho bevuto dell’acqua

di rubinetto

Ho pisciato, ho acceso

una sigaretta

Non avrei mai immaginato

di trovarti qui

ad aspettarmi

Sai cosa ho fatto?

Sai quante cose terribili ho fatto?

Non so cosa ti porti a perdonare

le mie colpe

Una merda di poeta

Con la testa in aria

E il cazzo tra le cosce

Che come una cagna affamata

Piega la mia volontà e

il mio umore

Annebbia i miei pensieri

Per prima cosa ho cercato

la mia casa

Ecco cosa ho fatto

quella notte.

Ho cercato la mia casa.

Al buio

Ho cercato col mio naso

il tuo odore

Brancolando nella stanza

Inciampando nella mia stessa

inutile disperazione

Questo sono

Un mediocre poeta con un

cazzo tra le cosce

Che divora, che consuma

e che comanda

E tu lì

Ad umiliare la mia esistenza

A deridere i miei contorti pensieri

A ricordarmi che sono morto

MNR, 30.11.2000

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Vedrò Con Mio Diletto (Giustino)

Poesie

Davide Matera, Di mezza estate

Io, che l’erba amo

se verde

I germogli fioriti appena

Quello che ancora

Nascere ha d’ora

 

Io, che soffro

Per quello che sfiorisce

Che passa,

Che imprime  il mio cuore

Di dolce e velata tristezza

 

Io, che sogno di eterna

Immortalità immortale

di attesa e d’arrivo

di giorno che tace

di sole bambino

d’estate repleta e incensa

di luna crescente

 

Io, che piango indarno

Per questo passato

 

Per questa mia vita

di piccoli istanti abitata

Presago e gaio

Perduto presente

MNR 22 Luglio 2011

 

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Poesie

Davide Matera, E stirò le pieghe dei suoi occhi

E del paese si fece gran vanto;

delle stelle appese al cielo scuro

e dei profili di montagne nere.

 

Le voci elettriche, o almeno

così parverò quelle vibrazioni,

richiamarono un sesto senso

d’una purezza quasi infantile,

come acqua di colonia.

 

Alla mancata ora non fece ritorno,

né cenno alcuno, e stirò le pieghe

dei suoi occhi per ammirare

l’infinito chiarore lunare.

 

17 settembre 1989, Valens, cantone di San Gallo (CH)

 

 

 

Poesie

Davide Matera, La parrucca azzurra

C’è sempre un tempo

nella nostra vita

in cui tutto ci appare

così bello da cercare

di non perdere niente

delle sue sfumature

 

C’è qualcosa che

cattura la nostra anima

che consola il nostro

vivere quotidiano

 

La ragazza passa

e mi sorride

porta con se il suo amore

nello stile tardivo

con quell’aria irreale

della giovinezza

della sua inevitabile

Parrucca azzurra

 

Con lei un ragazzo;

Sarà il suo amore?

Un amico?

faranno l’amore

dopo aver fumato

un avana?

Grideranno in faccia

Al mondo che tutto

è finito?

 

La ragazza piange

per l’amore perduto

e mangia di tutto

così dice solamente

potrà salvarsi

 

Nell’orgia dei sapori

nell’incredibile tepore

della notte

la ragazza ha il cuore

a pezzi

e ride a squarciagola

ride e mangia

Prima di volare nella notte

 

D.M

5 feb. 02

 

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Poesie

Davide Matera, Fossi altro e tu altra

Fossi altro e tu altra

Per stagioni e lune

Direi che incontrarti

È stato come morire

E nascere ancora

 

Come su di tappeto

Di stelle a notte volare

Come di luce di abbaglio

Accecante accecarsi

Come sentire dolce

canzone

Che si canta con il canto

Della malinconia d’autunno

 

Fossi tu altra da te

Ed io altro

Tutto sarebbe così bello

Da pensare che viviamo

di sogni

 

E temere che tutto

è così com’è

Per  strano straniato

sortilegio

 

E che mai e poi mai

Esisti così come ti vedo

Come  luce che in me

Mi avvolge

In questa volta celeste

 

In questo pudico pensarti

Segreto nascosto dell’etterno

Mio innamorarsi.

 

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Poesie

Davide Matera, All’“inesistente”

No. Non ho potuto.

Non avrei mai violato il tuo

Candore straniante

La tua impercettibile vena

Ribelle

Per anni ho cercato un perché

a tutto

E quel tutto si rivelava

Furore e caotici ricordi

 

Non ho voluto farlo

Non avrei mai

Profanato il mistero della tua vita

Il perpetuarsi stanco e lento

Dei tuoi pomeriggi alcolici

Delle tue manie primitive

Delle tue torbide parole.

 

Non avrei mai

Detto: “ecco sono l’uomo che cercavi

Fa di me uno zerbino su cui

Vomitare le tue sentenze

Sono il tappeto dalle ricche sembianze

Il rigolo di stoltezza su cui

Lasciare scorrere i tuoi errori

 

Non ho potuto e non ho voluto

Soprattutto perché niente

Mi legava più a te

Niente mi avrebbe più

Ricordato le tue

Umide labbra

 

Niente mi avrebbe più condotto

A quel falso nome

Che pronunci come

Sibilo di serpe

Unica presenza di vita

Nella tua perfetta

Ed esemplare inesistenza.

 

MNR – 2010

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Poesie

Davide Matera, Ai tuoi larghi occhi

Sono io che ho acceso il tuo sguardo

quando le nuvole ti mancavano

quando il sole offendeva i tuoi larghi occhi

 

Il tempo ci affligge

fa di noi carne senza volto

persevera sulle nostre paure

sulle notti disastrose di questa via perenne

di questa strada in salita che porta il tuo nome

 

Ho conservato il tuo divagare lontano

i tuoi modi da bambina

le carezze senza fine

 

Sei nostalgica quando mi guardi

quando predici una giornata gaia

che per noi non arriverà mai

 

Sei come rugiada nelle notti d’inverno

quando accenni ad un sorriso

che conosce già il futuro

e la solitudine, compagna gelosa

del nostro intimo e segreto respirare

 

MNR

31.03.2010

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Poesie

Davide Matera: Al sorgere della luce

                 Santo il giorno

          in cui le piccole farfalle

            spossate e morenti

       sparsero il loro ultimo canto

            sugli albori della vita.

Sul tiepido esito

                  di un’attesa

        infinitamente frustrante

               il giorno sorse

             in punta di piedi

  coi colori dell’autunno di Gerico

dei profumi di Roma e di Alessandria

        ultime patrie dell’umanità

 ultimi baluardi dell’umana sconcezza

     dell’odiosa stoltezza razionale

   dei cantori dell’ultimo messaggio

           a quel dio di violenza

            lasciato senza pietà

            al suo contemplarsi

      al suo inevitabile estinguersi

            al sorgere della luce.

 

2 aprile 2002 MNR

 

foto, Marisa Polizzi

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Poesie

Davide Matera, ” Tutto “

Sono pochi i mondi in cui

ho camminato,

poche le terre esplorate,

i mari

E ancora mi chiedo il senso

di questo passaggio,

di questo attimo impertinente

che si dispiega in una notte,

o in un giorno senza futuro

Come chi guardando

dall’alto

arrivasse a comprendere

che “tutto” è solo quello

che abbiamo visto

che abbiamo sentito

a volte come dolore violento

a volte come dolcezza

di un’assolata primavera d’infanzia.

 

A mia madre

MNR 20 gennaio 2010

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Mia madre, Tania Bucceri, fotografata da mio padre a Venezia

Foto, Gildo Matera