Poesie

Davide Matera: Accada pure

Accada pure

Che la mia immagine si

Dissolva

Nei tuoi sfiniti occhi

Che il mio nome

Intatto s’inabissi

Nell’angolo più riposto

della tua

dimenticanza

Ogni mio attimo

Ogni mio sguardo

Perduto si sciolga nell’oblio

Del tempo

Dello spazio concepito

Umano

Accada pure

Ch’ io mi perda

Per cento e mille anni

ancora

E che Noi

Aversi da nutrita

E puttana sorte

Smarriamo nel sonno

Duro del sentire

Mondano di noi

I più alti cieli

 Nello scuro

Della notte

I volti di noi che eravamo

Con infinita gentile tristezza

Così

che ogni nostro

Tenero amplesso

Ogni nostra segreta visione

Legata resti

A questa fragile

Memoria mortale

Così di noi si ricordi

Come due cani dalla vita

Bastonati e derisi

Tu

Che sempre

 Nei miei pensieri

                            Rimani

MNR, 16  settembre 2011

Poesie

Davide Matera, Ho vissuto.

Ho vissuto una vita ricca.

E se nulla più si aggiungesse

al mio percorso terrestre,

niente verrebbe a sottrarre

la sua abbondanza,

la sua impertinente opulenza,

così simile a ricchi campi

di grano e di more

 e a un sole prepotente

e sovrano.

Ho conosciuto, bambino,

la melanconia che affligge

i viventi,

l’ho sentita sulla pelle,

sul volto sofferente

di mia madre,

su quello di mio fratello.

Ho conosciuto l’ingiustizia

ammantata di belle parole

e di illusorie bandiere

di pace,

la menzogna dell’ideologia

profusa a larghe mani

sin dai banchi di scuola,

le bandiere stracce,

la prevaricazione del potere

e la vergogna

degli accondiscendenti.

I miserabili.

Ho respirato la magia

estatica dello scirocco

e bevuto l’irruenza

del temporale

d’agosto.

Ho vissuto una vita

ricca e meravigliosa.

Ho assaggiato,

e sono stato assaggiato,

ho divorato

e sono stato divorato,

ho scopato

e sono stato scopato

come un dio dell’olimpo,

mentre l’universo squadernava

cori di felici cherubini.

I cieli in travaglio,
lei sciolta su di me,
io – contro ogni legge –
risalgo alla fonte
della vita stessa,
in un amplesso
cosmico, infinito.

Così manifesta
la sua bellezza
il tempo crudele,
l’ingannatore.

 MNR, ‎17 ‎aprile ‎2022.

Poesie

Davide Matera, Ai “miei” gatti

Tutti i gatti che mi hanno

accompagnato nella vita

sono stati Sole e Strada

contro l’Orizzonte

Azzurro del Cielo

Scarpe slacciate e capriole

sul limitare del Bosco

Traboccante di More

Tutti i gatti che ho conosciuto

in questa mia vita

Erano gatti sul serio, baffetti

furbetti

E sorrisi regalati a chi sorridere

non sa

Tutti i gatti, vi giuro, li ho amati

come gatti

Con stupore, e inaspettata

leggerezza del Cuore

Mistero, enigmatica bellezza

contro tristezza

Gatti miei gatti

che miei poi miei

non siete stati Mai

Quanta riconoscenza, quanto

amore vi devo

Gatti tutti della mia vita

Solo un giorno di tristezza,

inevitabile

sarebbe arrivato

come l’alternarsi del giorno

e della notte

nell’antico gioco della vita e

della morte

In un giorno che mai avrei

voluto vivere

Un giorno in cui ci saremmo

dovuti salutare

Per un’ultima volta

Con uno sguardo, senza parole

Un commiato regale e silenzioso

 reso in dono al gioco crudele

dell’eternità.

8 ottobre 2021 MNR

Franz Marc, Gatto su cuscino giallo, 1912. Halle, Museo Moritzburg.
Poesie

Davide Matera, E dalla notte buia

E dalla notte buia
venne poi il sole,
incredibile,
nella sua intatta bellezza,
con i suoi contorni cenerini
e tiepide sfumature
create chissà per chi.

Nella stanza, colta nel suo
stupore, rimase il silenzio,
ad acconsentire a quei fatti
di luce notturna.

MNR 1991

Foto, Davide Matera

Poesie

Davide Matera, Se il cielo potesse parlare

Se il cielo potesse parlare

Alle paure silenti del merlo

Alla straniata dolcezza del

Cerbiatto morente

Se potesse raccontare

il cielo

degli occhi sgomenti di una

madre

Del male insensato di una lama

lucente

 

Nella chiara radura del bosco

Tra i fiori in ascolto

Del cielo figli e amanti

Racconterebbe dei giorni

Di una guerra senza fine

Di crudeltà inaudita

di dolore e sofferenza

 

Se potesse parlare, il cielo

Non basterebbero tutte le parole

Dell’uomo a raccontare l’uomo

Le parole del tempo

A raccontare il tempo

 

Ma lì, dove il silenzio ti ascolta

Lì  solo cerca il senso del  tutto

Deponi una bianca ghirlanda di rose

E con amore proteggi i tuoi più

piccoli fratelli.

MNR 13.03.2020

 

Foto dell’autore

Uccelli

Poesie

Davide Matera: Sono solo in questo autunno

Sono solo in questo autunno
Solo io e queste foglie
È una pioggia
fitta e calda
non voglio uscirne
Solo io e la mia unica vita
e la distanza
che da ogni latitudine
mi distanzia da ogni cosa
La mia unica volontà
è il non agire
il non avere nome

Come unicomodo
tra me e il mondo
questo vuoto
che evidenzia ogni cosa
io non conosca
sulla unica via
che percorro
da decenni

Io non esisto
Non voglio esistere
Non voglio semplicemente
neanche rifiutare
Non alibi
Non respiro
Non altro
che lungo
e incessante silenzio
La mia assenza
riempie tutto
E sto bene
Solo così
Mio unico pensiero.

2002

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Poesie

Davide Matera, Al padre che è nei cieli

Dov’eri tu

quando portarono via

il nostro nome,

quando ogni luce che può dirsi tale

illuminò la strada

e per un attimo ci parve di morire?

Dov’eri  tu,

quando l’ultimo derviscio

intonò il canto dell’estremo addio,

danzando per tre notti

e per tre giorni

su una terra che ci apparve

in tutta la sua pochezza,

subissati dalle domande

che ci venivano poste

in una violenza del tutto nuova,

quasi stellare?

Trascinati dalle parole,

dai fatti,

dalle poche cose che ancora ci stavano a cuore —

dall’amore.

Si, dall’amore

che, malgrado tutto,

riuscivamo a tenere per noi,

segreto,

quell’ultima spiaggia

dove i nostri cuori sapevano esistere ancora:

il sole,

l’acqua salmastra del mare,

il volo stanco degli uccelli migratori.

Dov’eri tu,

quando il canto di milioni di innocenti,

in marcia verso quell’inferno

che solo gli uomini sanno concepire,

si alzava per uccidere la paura

che solo la vittima conosce?

Dov’eri

e dove sei

anche adesso che ti sto parlando,

che ti imploro,

adesso che prego a modo mio

per quella gente che continua a morire,

che continua a scontare chissà quale

terribile peccato,

uscito fuori dalle menti astute

che in Tuo nome hanno edificato una chiesa?

Il mio grido si alza

contro la Tua assenza

Come estremo atto d’amore.

MNR, 1994

Foto dell’autore

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Poesie

Davide Matera, Cluster

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Che senso ha questo

freddo sentire

fitto e serrato dolore

acuminata lama

trama aggrovigliata

a significare di me e di te

il commiato?

Che luce è mai questa

che vede cammino stanco

per sentieri impervi

bui, innevati geli

sole lontano e ignaro

di nostro peregrinare

ignoto?

Spietato Caino

sento il male

per arterie

e membra e ossa

e gelo ancora

e male

di rinnovato

vigore

è fisso il pensiero.

Un pensiero fisso

come accordo tenuto

da scaltriti archi

in un cluster finale

oscurante luna

nella nera notte

a lutto agghindata

in saluto

di nostro amore.

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Foto: Davide Matera

Poesie

Davide Matera, Mi scivoli tra le dita

Mi scivoli tra le dita
Impercettibile come seta
Se ti prendo posso sentirti scorrere
Sul mio corpo ed è un inizio di tempesta
Un fuoco di rara memoria
Una strada sinuosa e alberata
Una radura d’estate matura

Mi scivoli piano e silenziosa
E sopra di me scorgo le tue masse
Il tuo ansimare piano e lento
Quell’ondeggiare senza fine
Dei tuoi fianchi
Il pallore della tua carne
Che si fa liturgia

Mi scivoli tra le dita
E trattieni il mio morire
In quel dischiudersi delle tue labbra
Nell’infinita dolcezza
Della tua voce
Che mi implora
E ancora lo fa
Prima di abbandonarsi
Al trasalire “di tutti i cieli in travaglio”.

D.M.
MNR

 

 

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