Animalia

Jeffrey Moussaieff Masson, La vita emotiva dei gatti. Un viaggio nel cuore del felino.

Ma i gatti sono narcisisti? No. Li definiamo così solo perché utilizziamo le parole in modo inesatto. È piuttosto il nostro uso del termine a essere narcisistico. Noi pensiamo solo agli esseri umani, non alle altre creature sensibili che hanno tanto in comune con noi dal punto di vista biologico ed emotivo pur essendo così diverse. Il fatto che la gente usi i termini “narcisista”, “egoista” ed “egocentrico” in relazione ai gatti dimostra solo la tendenza a usare categorie umane anche quando non ci si riferisce all’uomo. I gatti non sono come noi in piccolo: sono profondamente diversi e possiedono una propria versione delle nostre emozioni più comuni. Non sono identici a noi. In termini psichiatrici, un narcisista ha un problema, che lo riconosca o meno. I gatti non hanno nessun problema. Nell’uso popolare del termine “narcisista”, ci si riferisce a qualcuno che pensa solo a se stesso; i gatti invece dedicano molti pensieri agli altri, inclusi noi. Quali siano questi pensieri, è tutt’altra faccenda.

Forse la migliore confutazione del narcisismo attribuito ai gatti è la loro capacità di amare. Come dubitarne? Quasi tutte le persone che convivono con i felini mi hanno confermato quanto per essi sia difficile separarsi dai loro compagni umani. Una donna mi raccontò che quando tornò a casa dopo tre settimane di assenza, il suo gatto la guardò e iniziò a “parlarle” miagolando e mugolando: lo faceva molto di rado e non smise che dopo un’ora buona. È evidente che nella sua mente c’erano sentimenti che aveva bisogno di comunicare. Ma che cosa le disse? La donna interpretò i versi come: “Dove sei stata? Come hai potuto lasciarmi solo per tanto tempo? Mi sei mancata tanto!”. Un’altra signora mi ha raccontato che, quando si è allontanata per alcuni giorni, il vicino che dava da mangiare al gatto è stato svegliato alle due del mattino da un lamento straziante. Pareva quello di un neonato abbandonato.

Probabilmente siamo propensi a interpretare come vanità, indifferenza, superiorità, arroganza o distacco quella che in realtà è una forma di autocompiacimento: perché il gatto è felice di essere se stesso. I gatti non hanno costante bisogno di rassicurazioni. Sanno già di essere meravigliosi. Perché ripetere una cosa ovvia? Dato che non siamo avvezzi a un sentimento simile, in altri animali da compagnia o in noi stessi, non lo riconosciamo e non abbiamo termini per definirlo.

I gatti sono contenti del loro destino, con o senza la nostra approvazione. Hanno meno bisogno di noi di quanto vorremmo. Ci lusingherebbe sapere che non possono vivere senza di noi, che siamo loro indispensabili sul piano materiale e sul piano emotivo, dal momento che è probabile che non abbiano bisogno di noi né su un piano né sull’altro. Ma questo ferisce la nostra vanità. Siamo noi ad avere bisogno di circondarci di gatti. Il fatto che per loro non sia lo stesso ci irrita.

Eppure, se anche non siamo indispensabili, ci amano.

Jeffrey Moussaieff Masson, La vita emotiva dei gatti. Un viaggio nel cuore del felino.

 

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