Poesie

Davide Matera, Al padre che è nei cieli

Dov’eri tu

quando portarono via

il nostro nome,

quando ogni luce che può dirsi tale

illuminò la strada

e per un attimo ci parve di morire?

Dov’eri  tu,

quando l’ultimo derviscio

intonò il canto dell’estremo addio,

danzando per tre notti

e per tre giorni

su una terra che ci apparve

in tutta la sua pochezza,

subissati dalle domande

che ci venivano poste

in una violenza del tutto nuova,

quasi stellare?

Trascinati dalle parole,

dai fatti,

dalle poche cose che ancora ci stavano a cuore —

dall’amore.

Si, dall’amore

che, malgrado tutto,

riuscivamo a tenere per noi,

segreto,

quell’ultima spiaggia

dove i nostri cuori sapevano esistere ancora:

il sole,

l’acqua salmastra del mare,

il volo stanco degli uccelli migratori.

Dov’eri tu,

quando il canto di milioni di innocenti,

in marcia verso quell’inferno

che solo gli uomini sanno concepire,

si alzava per uccidere la paura

che solo la vittima conosce?

Dov’eri

e dove sei

anche adesso che ti sto parlando,

che ti imploro,

adesso che prego a modo mio

per quella gente che continua a morire,

che continua a scontare chissà quale

terribile peccato,

uscito fuori dalle menti astute

che in Tuo nome hanno edificato una chiesa?

Il mio grido si alza

contro la Tua assenza

Come estremo atto d’amore.

MNR, 1994

Foto dell’autore

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